Perché gli anziani tendono a mangiare meno?


Nel precedente articolo abbiamo visto come il pensionamento rappresenta un momento di rottura con la vita passata e come questo possa causare un rischio per la nutrizione delle persone.

In questo studio valuteremo invece come le credenze alimentari possono indurre una riduzione naturale degli apporti. Quali sono i motivi che inducono gli anziani a mangiare meno? Quali comportamenti e quali credenze li rendono più vulnerabili alla denutrizione?

Sedici soggetti anziani valutati

Una équipe di ricercatori Neozelandesi ha cercato di trovare una risposta a queste domande intervistando 16 soggetti, con un’età superiore ai 75 anni, residenti al domicilio (Auckland, Nuova Zelanda). I colloqui hanno investigato quali fattori influenzano i loro apporti alimentari aumentando la loro vulnerabilità alla denutrizione: abitudini alimentari, appetito, volumi consumati, numero di pasti giornalieri, preferenze alimentari, corsi di cucina, percezione di cos’è un’alimentazione sana. 

La maggior parte dei soggetti (14 su 16) presentava uno stato di salute complicato:

  • 12 su 14 presentavano più di 5 comorbidità,
  • 13 assumevano più di 5 medicine,
  • 5 erano sottopeso,
  • 5 erano denutriti e 9 erano a rischio di denutrizione.

Apporti alimentari infufficienti ma "logici"

La maggior parte dei partecipanti all’intervista ha dichiarato di consumare meno di prima e molti hanno indicato di mangiare circa la metà del passato.

Questa riduzione degli apporti non ha però creato inquietudine, anzi: «mangiare meno è una conseguenza logica del muoversi meno, per prevenire il rischio di cadute!››. La riduzione del movimento impatta sulle attività quotidiane che ruotano intorno all’alimentazione (spesa, preparazione del pasto…) e di conseguenza vi è meno appetito, la cui diminuzione non trova spiegazione tra i partecipanti.

Credenze ancorate

I soggetti intervistati hanno dichiarato di mangiare tre volte al giorno e di saltare raramente un pasto. Mangiare tra i pasti non è tra le loro abitudini in quanto lo considerano come “spiluccamento”. La maggior parte di essi mangia perché obbligata, ma senza appetito o interesse, tranne quando sono in buona compagnia. Essi preferiscono gli alimenti e i pasti che stimolano la loro memoria del gusto, in quanto normalmente consumati durante la giovinezza, ed evitano altri alimenti come la carne, il formaggio e i latticini per motivi di salute (allergie, malattie cardiache, problemi di masticazione…). Per essi, una alimentazione sana dovrebbe contenere più verdura, meno grassi e zuccheri. Infine, sono convinti che la loro alimentazione sia “sana” e “giusta” e che quindi non abbiano bisogno di consigli.

Conclusioni

  • Gli apporti insufficienti dei partecipanti derivano da una moltitudine di fattori socio-culturali e di credenze.

  • Favorire il movimento dei soggetti potrebbe stimolarli a non ridurre i loro apporti

  • Stimolare il consumo di alimenti o bevande “piacevoli” dense di energia potrebbe essere una opzione da tenere in considerazione.

 

Eating less the logical thing to do? Vulnerability to malnutrition with advancing age: A qualitative study. ChatindiaraI, Sheridan N, Kruger M, Wham C. Appetite 146 (2020) 104502