Nutrizione ospedaliera nella cura del paziente: l'importanza di alimenti e servizi di qualità

La malnutrizione ospedaliera è una condizione molto diffusa in Europa e nel mondo: le stime dicono che possa colpire il 40-70% dei pazienti ricoverati. Nonostante ciò, la sua gestione risulta ancora sotto attenzionata, tanto che le diete vengono raramente prescritte a seguito di una valutazione dello stato nutrizionale del singolo paziente.

Inoltre, le diete terapeutiche (a basso contenuto di sale, prive di glutine, modificate nella consistenza…) sono spesso associate a un ridotto apporto energetico e a un aumentato rischio di malnutrizione, e possono quindi comportare l’aumento di insuccesso delle cure e la durata dell’ospedalizzazione, oltre che interferire con lo stato di benessere generale del paziente.

Le Linee Guida ESPEN (European Society for Clinical Nutrition and Metabolism) per la Nutrizione Ospedaliera considerano la nutrizione ospedaliera come parte del trattamento terapeutico, pertanto indicano come organizzare i servizi di ristorazione e le prescrizioni dietetiche a seconda delle circostanze di ricovero.


Principi generali: raccomandazioni per i servizi di ristorazione ospedaliera

Riguardo l’offerta che devono garantire i servizi di ristorazione presso ospedali, centri di riabilitazione e case di cura, è importante preferire ingredienti di alta qualità e sostenibili, evitando al contempo gli sprechi alimentari. È necessario sensibilizzare operatori e personale di fronte alle specifiche esigenze dei pazienti, offrendo almeno due alternative e predisponendo pasti alternativi in base alle restrizioni alimentari imposte da motivi socio-culturali ed etico-religiosi.


Le diete nella ristorazione ospedaliera

Già dal momento del ricovero, la dieta dovrebbe essere il risultato di un lavoro sinergico tra dietista e medico curante. In assenza di specifiche esigenze terapeutiche, può essere predisposta una dieta standard (o ospedaliera, in caso di rischio o comprovata malnutrizione); al contrario, è necessario ricorrere a una dieta terapeutica.

La dieta standard copre il fabbisogno nutritivo ed energetico per la popolazione generale. È rivolta principalmente a pazienti giovani e senza stress metabolico.

La dieta ospedaliera deve coprire il fabbisogno nutritivo ed energetico per:

  • pazienti di 65 anni e più,
  • pazienti con una malattia acuta o cronica a rischio o con malnutrizione,
  • pazienti con stress metabolico correlato alla malattia.


Approcci dietetici terapeutici per esigenze specifiche

1) Diete a consistenza modificata in geriatria

La raccomandazione della linea guida ESPEN sulla nutrizione e l’idratazione clinica in geriatria è quella di offire alimenti arricchiti e modificati alle persone anziane con malnutrizione (o a rischio) e con segni di disfagia (difficoltà di deglutizione) orofaringea e/o problemi di masticazione, quale strategia di compensazione per sostenere un’adeguata assunzione di cibo, ricordando che queste diete hanno solitamente una bassa densità energetica.

 

2) Procedure di rintegrazione alimentare

In caso di pancreatite acuta e cronica, l’alimentazione per via orale deve essere reintegrata non appena clinicamente tollerata. Nel caso di pazienti con pancreatite acuta lieve, è raccomandata una dieta a base di alimenti morbidi e a basso contenuto di grassi; nel caso di pancreatite cronica, invece, non è necessaria una restrizione dei grassi.

Nei casi di post-chirurgia, a seguito di un intervento chirurgico l’apporto di nutrienti per via orale non deve subire interruzioni. Si raccomanda di adeguare l’assunzione orale in base alla tolleranza individuale e al tipo di intervento chirurgico effettuato, con particolare attenzione ai pazienti anziani. L’assunzione di alimenti per via orale, compresi i liquidi chiari, deve essere ripresa entro poche ore dall’intervento, ed entro 24 ore dovrebbe essere ristabilita una dieta standard o ospedaliera.

 

  • 3) Diete specifiche, e nella fattispecie quelle:
    prive di glutine, per pazienti con malattia celiaca diagnosticata;
  • prive di lattosio, per pazienti con intolleranza al lattosio accertata;
  • a basso contenuto di FODMAP (Fermentable Oligo-saccharides, Disaccharides, Mono-saccharides and Polyols, ovvero i cibi che fermentano), per i soggetti affetti da sindrome dell’intestino irritabile;
  • a basso contenuto di fibre, per pazienti che si preparano alla colonscopia;
  • a basso contenuto di proteine, per pazienti affetti da malattia epatica e malattia renale acuta o cronica;
  • a basso contenuto di sale, per pazienti con insufficienza cardiaca cronica, insufficienza renale cronica o cirrosi epatica;
  • a basso contenuto di zuccheri, per pazienti con diabete tipo 1 e tipo 2.


FONTE: https://www.nutrimi.it/nutrizione-ospedaliera-nella-cura-del-paziente-le-linee-guida-espen/